Le nuove misure per fare ripartire i cantieri nella fase 2 sono imprecise e confuse; è necessario un Fondo per i costi aggiuntivi.

Così OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e di architettura italiane, commenta le recenti norme, sottolineando come, dal punto di vista dei direttori lavori e dei coordinatori per la sicurezza in fase di esecuzione, il Protocollo anti-contagio nei cantieri edili del 24 aprile allegato al DPCM 26 aprile 2020 non risolve le lacune indicate da OICE come ostative ad un corretto svolgimento delle attività di cantiere e ad un’efficace gestione dei rischi.

“Siamo preoccupati – dice il Presidente Gabriele Scicolone – perché si partirà con difficoltà nella ripresa dei cantieri. Se è vero che dal Protocollo si evince con chiarezza che la necessità di riconfigurare i cantieri, le pianificazioni e l’uso di specifici DPI comporterà dei costi aggiuntivi, senza un Fondo pubblico di emergenza dal quale attingere per ristorare i maggiori costi, che dalle prime stime non saranno di poco conto, ci si incaglierà tra committenti che non li hanno nelle proprie disponibilità e imprese che li vorranno riconosciuti, inchiodando la ripartenza. O, peggio, si tornerà a cercare le scorciatoie a tutto svantaggio dei lavoratori”.

“Questi costi – prosegue Scicolone – sono a tutti gli effetti ‘costi della sicurezza’, quindi incomprimibili e non scontabili. Rileviamo ancora che alcune integrazioni rispetto al Dpcm del mese scorso spostano, più o meno volontariamente, in capo al CSE compiti di ‘vigilanza’ che sono invece, propri del datore di lavoro e attribuiscono al CSP compiti che non sono coerenti con la normativa di rango primario. Si rischia che il protocollo sia disapplicato, su questi punti, per contrasto con il Dlgs per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Dlgs 81/2008)”.

Al di là del Protocollo, sul quale l’OICE conferma le riserve già espresse e comunque fornirà nei prossimi giorni i riscontri delle esperienze applicative per contribuire all’emissione di uno strumento più efficace e più in linea con la normativa vigente, l’Associazione sottolinea che è necessario intervenire anche sul fronte normativo.

“Occorre anche affrontare il tema delle responsabilità derivanti dall’evento Covid in cantiere, alla luce di quanto previsto dall’articolo 42, comma 2 del decreto Cura Italia, partendo dall’impossibilità di stabilire la presunzione semplice di origine professionale che terrorizza i datori di lavoro che rischiano di diventare i capri espiatori dell’emergenza”. Continua il Presidente Scicolone: “è una grave disattenzione che mina la ripartenza”. Positivo, invece, che il nuovo protocollo sui cantieri sia stato reso cogente perché inserito come allegato al Dpcm, come avevamo richiesto.