Per la ripartenza dell’Italia serve anche avviare un nuovo piano di investimenti per garantire alloggi sociali a chi ne ha bisogno attraverso la rigenerazione del patrimonio abbandonato esistente.

Questa la proposta che l’Istituto Nazionale di Architettura propone alle forze politiche e sociali del Paese per rispondere alle problematiche legate all’esigenza abitativa, aggravata in questo periodo dall’emergenza coronavirus e dal conseguente lockdown.

La rinascita dell’Italia passa anche dall’edilizia residenziale pubblica

L’In/Arch ha sottolineato che in Italia 2.100.000 famiglie avrebbero diritto, secondo le normative vigenti, ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica. L’Istituto riconosce che garantire una casa alle fasce deboli della popolazione è componente essenziale di un nuovo welfare in grado di diminuire precarietà e povertà.

Per favorire la rinascita del Paese, oltre ai necessari investimenti per infrastrutture, manutenzione del territorio, edilizia sanitaria e scolastica, occorrono risorse pubbliche mirate a garantire alloggi a canone sociale per risolvere problemi legati anche all’accoglienza e all’integrazione di nuovi lavoratori immigrati, spesso vittime di un disagio abitativo tra i più estremi.

Edilizia sociale: la proposta di In/Arch

Secondo In/Arch, il piano di edilizia residenziale pubblica non può consistere nella creazione di nuovi quartieri, nuove periferie, nuovo consumo di suolo.

Al contrario, deve essere un potente volano per le politiche di rigenerazione urbana, di riuso e riqualificazione dell’ingente patrimonio immobiliare pubblico e privato dismesso secondo criteri di sostenibilità ambientale e sociale e di efficienza energetica, nonché di rivitalizzazione delle aree interne del Paese e dei borghi disabitati.

Sul piano concreto si potrebbe partire dalla rigenerazione degli oltre 55.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente vuoti (di questi uno su cinque è considerato inagibile) e dal riuso di parte del patrimonio demaniale civile e militare dismesso, a partire dalle tante caserme abbandonate da riconvertire in alloggi.

Il Piano per l’edilizia pubblica ha bisogno dell’architettura

Secondo In/Arch, un piano di edilizia sociale pubblica sarebbe una buona occasione per tornare a riflettere, nella nuova prospettiva della rigenerazione urbana e non più dell’espansione, sulla casa sociale, sulle nuove soluzioni tipologiche e distributive, sulla casa a basso costo, sulle tecnologie innovative, sul rapporto tra casa e città, su nuovi modelli sostenibili per l’industria delle costruzioni.

Tale impegno si rende quanto mai urgente oggi, dopo aver constatato la frequente inadeguatezza di molte abitazioni di fronte al prolungato e imposto #iorestoacasa, dopo aver sperimentato i nuovi bisogni legati allo smart working.

Nel 1949, in occasione del Piano Fanfani intitolato “Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori”, le migliori menti dell’Architettura Italiana seppero offrire un contributo reale dopo il disastro della guerra: si impegnarono in prima persona per offrire risposte al bisogno di case per i più poveri a basso costo.

In una situazione completamente mutata e con strategie diverse – rigenerazione urbana policentrica versus espansione illimitata- l’In/Arch vuole promuovere una nuova riflessione su questi temi per sperimentare, innovare e offrire soluzioni ai più deboli, restituendo così un ruolo sociale all’Architettura.