In arrivo 130 milioni di euro per garantire liquidità a 522 imprese in crisi che potranno completare le opere pubbliche ferme e tutelare i lavoratori.

È stato, infatti, pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture (Mit) il Decreto 19 giugno 2020 che ammette al Fondo salva opere risorse per 129.763.374,81 euro e approva il primo piano di riparto – annualità 2019 e 2020.

Fondo salva opere: le risorse in arrivo

Il decreto riconosce in 129.763.374,81 euro, a fronte di 522 beneficiari, l’importo complessivo ammesso al Fondo salva opere, pari al 70% del credito certificato dai soggetti che hanno presentato domanda.

Il decreto approva anche il piano di riparto della prima tranche delle risorse, effettuato in maniera proporzionale all’importo ammesso al Fondo spettante a ciascun beneficiario sulla base delle risorse stanziate per gli anni 2019 e 2020 ad oggi disponibili.

Di queste spese, saranno erogati immediatamente 45,5 milioni, dei quali 12 milioni di euro dell’annualità 2019 in conto residui e 33,5 milioni di annualità 2020 in conto competenza.

Entro settembre il residuo degli importi ammessi al Fondo per ciascun beneficiario sarà riconosciuto a valere sulle risorse di cui ai successivi piani di riparto, in base all’ordine cronologico di ricezione delle certificazioni relative alle istanze prodotte.

Fondo Salva opere, Ance: bene ma velocizzare trasferimenti a imprese 

“Si tratta di un primo passo importante – commenta il presidente dell’Ance, Gabriele Buia – raggiunto grazie all’impegno di Ance e del nostro sistema associativo territoriale, in particolare di Marche, Umbria, Sardegna e Sicilia, ed allo sforzo del Ministero delle Infrastrutture, dell’Anas e di altri soggetti coinvolti: ora però bisogna dare velocemente seguito accelerando i trasferimenti alle imprese.”

Sono queste le azioni concrete che ci aspettiamo dalle Istituzioni misure, risorse e strumenti per risollevare le sorti del settore e rilanciare la crescita del Paese” ha concluso Buia.

Fondo salva opere: cosa prevede la misura

Ricordiamo che il Fondo è stato istituito dal Decreto Crescita per evitare che la crisi dell’appaltatore porti al default delle imprese subappaltatrici e al blocco del cantiere. La norma stabilisce che, in caso di crisi dell’impresa aggiudicataria di un appalto, sia coperto il 70% dei pagamenti a favore delle Pmi subappaltatrici.

Il Fondo è alimentato con un contributo dello 0,5% del valore del ribasso offerto dall’aggiudicatario delle gare di appalti pubblici di importo pari o superiore a 200mila euro, a base d’appalto, in caso di lavori, e a 100mila euro in caso di servizi e forniture.

Per richiedere l’accesso alle risorse del Fondo bisogna inviare tramite Pec un’istanza all’amministrazione aggiudicatrice, compilata secondo l’Allegato A al decreto. L’istanza deve essere corredata della documentazione attestante l’esistenza, l’esigibilità, l’importo del credito nei confronti dell’appaltatore, del contraente generale o dell’affidatario del contraente generale, insoluto alla data di presentazione dell’istanza.

È necessario certificare l’importo del credito, anche avvalendosi di atti e documenti nella disponibilità propria o del contraente generale. La certificazione deve essere redatta secondo l’Allegato B del decreto ed essere trasmessa al MIT.

Qualora il 70% dell’importo certificato sia superiore alle somme disponibili per il singolo piano, la ripartizione avviene in misura proporzionale al valore dei crediti certificati e l’eventuale residuo è riconosciuto a valere sulle risorse dei successivi piani di ripartizione, in base all’ordine cronologico di ricezione delle istanze.