Il Decreto Ristori bis prende forma. Ma i professionisti ordinistici sono fuori dalle nuove misure, pensate per indennizzare i titolari delle attività che hanno subìto restrizioni a causa dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19.

Ristori bis: contributi a fondo perduto e misure di sostegno

Il contributo a fondo perduto, già riconosciuto ad imprese e lavoratori autonomi, potrà aumentare del 50% nelle zone arancioni e rosse. La misura potrebbe causare qualche difficoltà operativa nella gestione delle richieste, dato che il colore attribuito alle Regioni, sulla base del numero di contagi e delle pressioni sul sistema sanitario, può subire variazioni e aggiornamenti in base all’evolversi della situazione.

Per risolvere questa potenziale impasse, il Decreto Ristori bis, approvato dal Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, prevede l’istituzione di un Fondo per l’erogazione dei nuovi contributi a favore delle attività situate nelle Regioni che potrebbero essere interessate da future misure restrittive.

Sarà riconosciuto un credito d’imposta, cedibile al proprietario dell’immobile locato, pari al 60% dell’affitto per ciascuno dei mesi di ottobre, novembre e dicembre, alle imprese che svolgono le attività che danno titolo al riconoscimento del nuovo contributo a fondo perduto e operano nelle aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto. Per queste attività scatterà anche la sospensione della seconda rata dell’IMU.

I titolari delle attività sospese non pagheranno l’Iva per il mese di novembre.

Per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), e che operano nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto, sarà prorogato al 30 aprile 2021 il pagamento della seconda o unica rata dell’acconto di Ires e Irap.

Inarsind: intollerabile l’assenza di aiuti ai professionisti

“Torna l’emergenza Covid, ma non la memoria ai nostri governanti: nei decreti dimenticati ancora ingegneri e architetti di libera professione” lamenta Inarsind, sindacato degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti, che in una nota pone l’accento sulla mancanza di aiuti per i professionisti.

Secondo Inarsind, l’emergenza sanitaria da Coronavirus ha avuto ripercussioni negative non solo nelle regioni rosse, ma un po’ ovunque a macchia di leopardo sul territorio: “progettazioni in frenata o bloccate, attività di direzione lavori fortemente rallentate per sopralluoghi rinviati, collaudi in corso d’opera interrotti, vigilanza edilizia rinviata a data da destinarsi, accessi agli atti sospesi, consulenze rimandate o addirittura annullate”.

I decreti emanati dal Governo, secondo il presidente di Inarsind, Roberto Rezzola, hanno dimenticato i professionisti. La situazione, a suo avviso, potrebbe anche aggravarsi in presenza di nuove restrizioni, con ripercussioni sui flussi di cassa, sulla liquidità e, di conseguenza, oltre che sulle attività e sugli investimenti programmati per i prossimi mesi, sulla stessa possibilità immediata di corrispondere gli emolumenti ai dipendenti ed ai collaboratori.

Rezzola sottolinea che, allo stesso tempo, l’attività dei professionisti continua ad essere molto richiesta, soprattutto per interpretare “disposizioni messe in campo frettolosamente dal Governo con i famigerati Bonus. Le comprensibili ansie dei cittadini per non perdere le interessanti opportunità concesse con i vari Superbonus 110%, Ecobonus, Sismabonus e via dicendo vanno rasserenate e risolte dai frontoffice degli studi dei liberi professionisti, a discapito dei lavori e degli incarichi anche in corso, aggravando una situazione lavorativa già compromessa da anni di crisi economica”.

“Riscontriamo quindi con grande amarezza – conclude Inarsind – che le problematiche dei liberi professionisti non sono state prese in considerazione e auspichiamo che sia stato soltanto perché c’erano settori per i quali era necessario procedere in modo immediato ed urgente, come quello sanitario, per cui rinnoviamo quindi con forza e decisione le nostre richieste al Governo, con l’auspicio appena possibile venga finalmente posta la dovuta attenzione ad una comparto professionale di così grande rilevanza sociale, essendoci demandato il rapporto di intermediazione fra società civile ed istituzioni, oltre al ruolo che non dimenticato che spesso è di tutela della sicurezza e dei territori”.

Confprofessioni: ‘la pandemia non distingue i codici Ateco’

“La nuova ondata della pandemia non distingue i codici Ateco, ma colpisce indiscriminatamente tutti i settori economici. Il decreto legge “Ristori” si ferma sulla superficie del problema, perché dietro ogni esercizio costretto a chiudere per contenere la diffusione del contagio si bloccano anche tutte le altre attività economiche connesse, a cominciare dal lavoro dei liberi professionisti che assistono le imprese. Quindi, la scelta del Governo di indennizzare solo le attività chiuse per decreto abbandona a sé stessi interi comparti produttivi che vedono crollare i loro fatturati”.

Così il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, davanti alle Commissioni riunite Bilancio e Finanze, dove è in corso l’esame del decreto legge Ristori, che, secondo Stella “ rischia di aumentare le disuguaglianze economiche e le tensioni sociali che stanno emergendo di questa nuova, drammatica emergenza epidemiologica”.

“Lavoratori autonomi e liberi professionisti restano ancora una volta esclusi da qualsiasi sostegno straordinario e sono privi di ammortizzatori sociali, tanto presso le Casse di previdenza quanto presso la Gestione separata Inps – conclude – di fronte a questa pandemia non si può procedere secondo criteri selettivi, ma occorre strutturare un indennizzo universale a fondo perduto per tutte le attività economiche, compresi i liberi professionisti, che sia parametrato sull’effettiva contrazione del fatturato”.

Professionisti, le Faq sui DPI negli studi

Al momento, quindi, seppur tra difficoltà e in un panorama di ridotte opportunità di lavoro, l’attività degli studi professionali può continuare in tutte le aree: rosse, arancioni e gialle. Sul sito del Governo sono state pubblicate una serie di Faq sui comportamenti da tenere in base alla diversa colorazione regionale.

Per quanto riguarda gli studi professionali, è stato chiesto: è obbligatorio utilizzare strumenti di protezione individuale per i professionisti in studio?

Il Governo, a prescindere dalla classificazione delle Regioni, ha fornito la stessa risposta: “Sì, l’obbligo sussiste nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private, e quindi anche negli studi professionali, ad eccezione dei casi in cui l’attività si svolga individualmente e sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.
Ove l’attività professionale comporti comunque un contatto diretto e ravvicinato con soggetti non conviventi o lo svolgimento in ambienti di facile accesso dall’esterno o aperti al pubblico, e non sia possibile rispettare in modo continuativo la distanza interpersonale di almeno un metro, occorre sempre utilizzare gli strumenti di protezione individuale, nel rispetto anche delle altre prescrizioni previste dai protocolli di sicurezza anti-contagio”.